Julia's profileUna scrittrice da Venere...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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July 29 Diario 3MSC: Amore mio the poetryA volte un sogno diventa realtà. A volte non credi che la cosa che più desideri possa accadere veramente. A volte non pensi che ciò che ti rende la giornata più felice delle altre volte è ESSERE PUBBLICATA SUL DIARIO DI 3MSC!!!!!!! GRAZIE FEDERICO!!!! Sono davvero felice per questa opportunità. E mi ritrovo a sorridere di questo mio piccolo sogno fatto di parole e di frasi sull'Amore che può venire letto da tante altre persone che, come me, pensano che l'amore sia il motore della vita, la cosa più indispensabile da conservare gelosamente nel nostro Cuore.
Ed eccovi la poesia che troverete sparsa tra le pagine del diario con altre mie citazioni...(Julia o Giulia).
Buona lettura fratellini e sorelline da
Amore mio.
Non girare il tuo viso. Non allontanarmi dal tuo sguardo. Non fissare la finestra e il lungo manto azzurro al suo interno.
Lascia che i tuoi occhi si riempiano dei miei. Lascia che le parole escano come conchiglie dal mare. Lascia che le nostre labbra si muovano all’unisono.
Dimentica le parole aspre tra di noi. Dimentica i lunghi silenzi che raggelavano il cuore. Dimentica le sottili strette dell’anima.
Pensa alla poesia dei nostri respiri. Pensa all’armonia delle note delle risate. Pensa che io ti amo e ti amerò. July 25 Ho fame della tua bocca di Pablo NerudaHo fame della tua bocca - Pablo Neruda Ho fame della tua bocca, della tua voce, dei tuoi capelli Sono affamato del tuo riso che scorre, Voglio mangiare il fulmine bruciato nella tua bellezza, e affamato vado e vengo annusando il crepuscolo,
Una poesia che racchiude il desiderio, l'amore, l'eros e tutti i relativi significati. Penso che quando si ama una persona si deve venire a patti con i difetti, i pregi, i pensieri che essa ci suscita. Ci si deve mettere in gioco ogni giorno, cambiare il proprio comportamento, l'aspetto.
Diventiamo dei camaleonti nei sentimenti, al posto del nostro solito colore, ci trasformiamo, assumiamo sembianze diverse e spesso ne abbiamo paura. E ad un certo punto si arriva al momento in cui non sappiamo più ciò che vogliamo da noi e da chi abbiamo al nostro fianco.
E non è la codardia che ci ferma, è la paura di sbagliare, di andare oltre al limite che ci imponiamo: ma per me a volte è giusto trasgredire le regole, a volte è giusto diventare egoisti nei sentimenti e seguire il nostro maledetto cuore dove ci porta. Ci saranno ferite, ci saranno momenti di tristezza, ma poi la soluzione più difficile è quella che ci fa ragionare e, una volta ristabilita la calma, pronunciare delle frasi che prima non credevi di poter dire.
Questo è il mio pensiero e lo dedico ad una persona che mi ha chiesto un consiglio e al posto di inviarlo via mail in anteprima, ho preferito che lo leggesse insieme ai commenti di tutti noi, per aiutarla a chiarire ciò che si sta scatenando nel suo piccolo cuore. (Ti Voglio Bene).
Un abbraccio forte da Juju, la sognatrice scrittrice.
July 19 Il Piccolo Principe docet ...Che cosa vuol dire addomesticare?"
" Non sei di queste parti, tu", disse la volpe" che cosa cerchi?" " Cerco gli uomini", disse il piccolo principe. " Che cosa vuol dire addomesticare?" " Gli uomini" disse la volpe" hanno dei fucili e cacciano. E' molto noioso! Allevano anche delle galline. E' il loro solo interesse. Tu cerchi le galline?" "No", disse il piccolo principe. " Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?" " E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…" " Creare dei legami?" " Certo", disse la volpe. " Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma.se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo." " Comincio a capire", disse il piccolo principe. " C'è un fiore…. Credo che mi abbia addomesticato…" "E' possibile", disse la volpe "capita di tutto sulla terra…" "Oh! Non è sulla terra", disse il piccolo principe. La volpe sembrò perplessa: " Su un altro pianeta?" " Sì"... Forse Saint-Exupery aveva ragione, forse è bello essere addomesticati, forse creare dei legami ci dona l'insuperabile bellezza di essere speciali l'uno per l'altro e questo post lo dedico a tutti voi, fratellini, sorelline, amici ed amiche e viandanti che passate di qui e mi lasciate un sorriso ed una parola sempre apprezzata e sempre importante per me.
Oggi siete voi i protagonisti e vi elenco uno per uno, ringraziandovi di starmi accanto sempre.
- Simo, sister mia: nonostante non ci sentiamo più prese dalla vita di tutti i giorni, sappiamo che ci lega un'amicizia fatta di complicità e di telepatia. TVB!!
- Tommy, fratellino mio: mi mancano le nostre chiacchierate che finiscono spesso a spanciate ed a volte in lacrime, ma presto ci risentiremo e torneremo a sorridere.
- Piccola Ol: adesso sei in vacanza... un abbraccio piccola ballerina tremenda ehhe!
- Donatella: sorellina di Radiocaos, con la tua carica di ottimismo e di allegria.
- Giovanni: un astronauta che cerca la Luna, un fratellino che mi fa sorridere quando sono triste e riesce sempre a farmi vedere le cose con un'altra prospettiva.
- Vicky: e le sue storie di cristallo, i suoi giardini della fantasia e le mille cose in comune che ci legano, aspetto solo di scoprirne delle altre.
- Paolo: il conte, il prof di arte, il mio mp3 personale, tra l'ironico ed il serio, ritorno a studiare le opere dei grandi pittori: Caravaggio, Hayez, e tutti gli altri... Grazie!
- Daniela: Stellina è sempre bello parlare con te e sentire che ci sei quando ho qualche lacrima che scende. Baciottone! (prrrr)
- Hariel: con i suoi post ricchi di immagini e di riflessioni mi fa indagare su quello che di me ancora non conosco.
- Ginevra: la Mocciosa, che dire di più? Noi Mocciosi facciamo parte di una grande famiglia e siamo sempre legati ai sentimenti, ma spesso le persone ci deludono: Gin continuiamo a sognare lo stesso, sempre!
- Sara: la mia quasi compagna di banco, sempre di corsa a lavoro, ma sempre simpatica nei suoi messaggi. Mi chiama "Scrittrice quasi famosa". eh!! Baciottone!
- Valentina: la pensiamo nello stesso modo su tante cose, e forse continueremo a pensare alle nostre strane leggi scientifiche che regolano i sentimenti.
- Mary: Altra Mocciosa ricca di simpatia, spesso non abbiamo bisogno di dire tante cose, leggiamo i post e sappiamo tutto anche grazie ad un uccellino, amico comune!
- Chiara: la mia cara Chiara che legge il mio blog, ma commenta solo prima di un esame... Grrr!! Aspetta quando ci vediamo la prossima settimana: ti tiro i capelli eheheh!! Prepara la tutina!!
- Ilaria: ecco chi mi cerca su google... Ti ho scoperta!! TVB TATA!
- Berry: sorellina di Radiocaos che adesso, grazie alle nostre chattate notturne, ho conosciuto meglio: sei davvero un'amazzone e sai perchè. ehehe!
- Gloria: con i suoi post sempre allegri e colorati, mi fa ridere delle sue imprese quotidiane. Salutami il nostro Ambrogio!!
E questi sono solo alcuni di voi, ci sono ancora Lucilla, Micia, Toru, Pisty e tanti altri: tutti voi che leggete e lasciate i vostri commenti siete diventati per me una grande famiglia dove la cosa che ci accomuna è la voglia di sognare, di vivere in quel mondo impalpabile ed affascinante che solo Morfeo ne custodisce la chiave.
E quando un sogno si infrangerà, non preoccupatevi: ce ne sarà un altro da inseguire, perchè i
sogni sono desideri della realtà.
Grazie, la vostra Juju Babi Sognatrice Cenerella.
July 15 Il gioco dello scrivereIl gioco dello scrivere
Il genio è colui che attinge a piene mani la materia di cui si nutre.
Il genio è colui che cerca, scava le situazioni,
colui che non si ferma davanti agli ostacoli,
colui che non li evita, ma che li supera distruggendoli.
Il genio è colui che si sente una forza nascosta dentro di sè
e che trae da essa il potere di creare.
Il genio è colui che passa in mezzo alla gente
e ne studia i comportamenti,
ne analizza i sentimenti.
La folla intorno ed i suoi occhi inquisitori
che ne scrutano ogni singolo movimento.
Ritornato a casa il genio mette le sue parole
al servizio della sua mente e crea linfa vitale.
Le idee scorrono sulle pagine come le stagioni,
come le foglie che cadono in autunno.
Chi le legge rimane rapito,
folgorato dalle immagini potenti
che prendono vita davanti ai suoi occhi.
La sensualità, la cattiveria, l'amore
più profondi pulsano rapidi nelle vene
del genio e del suo lettore.
Essi sono diventati complici del
gioco dello scrivere.
Notte vicina al giorno, notte di parole che scorrono e di pensieri che tormentano. Notte di chi non riesce a dormire. Notte di chi sta sentendo il profumo del cuscino. Notte per chi vuole scrivere e per chi ha deciso di buttarsi in nuove avventure.
Una mia notte in cui le parole non seguono la razionalità, ma solo pura fantasia.
Notte, notte, Juju sognatrice sempre, nonostante tutto. July 12 Voglio AmoreVoglio amore
Voglio poter scrivere d’amore e Poter provare amore.
Voglio che i miei occhi vedano la vita Nelle sue mille sfaccettature del viola e del rosa.
Voglio che la mia mano si posi su un morbido Petalo di rosa rossa.
Voglio che il mio corpo si adagi Su un’alcova bianca.
Voglio che il mio profilo sia il riflesso Di un quadro di un pittore maldestro Dove sono io L’originale Perfetto.
Voglio questo e Altro.
Lo voglio adesso.
Voglio amore.
Poesia nata dopo una chiacchierata che mi ha fatto tornare indietro nel tempo, a quando ero più giovane, spensierata e pazza come non mai. A quando sognavo perdendomi guardando un viso riflesso; a quando c'era la sana incoscenza dei 18 anni; a quando non si avevano problemi a fare amicizia, a sorridere ed a sentirsi padroni di tutto. Adesso mi vedo riflessa in queste parole che scorrono sulle pagine del web, mi sento divisa tra essere Angelo e Carnefice... Tra essere e non essere. Tra me ed i miei sogni...
Julia The Princess of Dreams.
July 10 Le mie parole"...Me ne sto andando con il sole negli occhi. La gente che incontro è solo un’ombra che mi passa accanto e scivola via. Il calore mi scalda il viso. Il vento me lo accarezza. Sono libera da ogni pensiero, da ogni legame ormai diventato logoro. Quel sottile, ma resistente filo che mi legava a lui si è spezzato. Adesso appartengo a me stessa. Lui ormai non c’è più al mio fianco. È solo un ricordo nei recessi della mia malinconia. Un giorno riaprirò il cassetto dove ho riposto i miei pensieri e i miei attimi con lui e li getterò via per sempre. I miei occhi sono fessure che si stanno abituando al buio della luce...".
Tracce di una pagina di diario di anni fa, molti anni fa. Quando le parole avevano un senso del dolore, della sofferenza e della decisione di cambiare ciò che ti costringe a vivere cose che più non sono tue. Possiamo giocare con le parole, possiamo divertirci a creare universi paralleli, sfuggire le classiche regole scientifiche che ci seguono durante il giorno. Con le parole possiamo dipingere il quadro dei nostri sogni, della nostra vita e di ciò che siamo. Le parole non sono sempre vere, spesso sono bugiarde e maligne, spesso ci costringono a venire a patti con ciò che non avremmo voluto. Le parole lette in un commento per caso ci colpiscono come un pugno in pieno viso, altre semplicemente ci fanno sussultare ed innamorare di tutto quello che esprimono nella loro essenza. Le parole sono armi a doppio taglio: hanno la capacità di curare e di ferire. Sono più pericolose di un pugnale, perchè scavano in noi, nel nostro cuore. Se le leggi devi immedesimarti con le situazioni che descrivono, volente o nolente devi a tutti i costi.
Le parole sono tutto questo e molto altro ancora. Per me sono pagine che come foglie cadono dall'inchiostro della mia penna ed un giorno di sole le ritrovo e le riscopro. Basta aprire quel cassetto e ritrovarle. E per voi fratellini e sorelline?
Umberto Tozzi ha cantato questa canzone... Come sempre è il mio mentore d'amore...
LE PAROLE (U. TOZZI - R. ANCILLOTTI)
Le parole contano dille piano tante volte rimangono Le parole quante volte rimangono le parole feriscono le parole ti cambiano Dimmi che rimane di noi due dimmi chi ci riavvicinerà Le parole fanno danni invisibili sono note che aiutano e che la notte confortano Dimmi che rimane di noi due dimmi chi ci riavvicinerà July 07 Insieme a te in biciContinuo a non capire come le persone si dimostrino amiche e poi ti abbandonino con scuse assurde. Continuo a non capire, perchè mi lego ad amicizie che non danno frutti. Continuo a non capire tante cose di quello che mi capita...
Ma stasera sono con te e non mi importa più niente. In bici, una lunga pedalata di 18 km, sulla pista ciclabile battuta dal vento. Il sole è ancora forte, ma si sta lentamente spegnendo sulle montagne. L'aria è calda e si scontra sul mio viso più e più volte. Da tanto non faccio un giro in bici, da troppo tempo e mi domando se i miei muscoli risponderanno come sempre alle sollecitazioni delle marce. Non voglio partire lenta, devo già essere in grado di starti dietro, per non perderti dalla mia vista, per godere di quei sorrisi che mi fai. Sforzo le mie gambe, la tensione dei muscoli è davvero forte, ma vinco il momento di lieve sofferenza per guadagnare terreno. E via, seguendo morbida, ma decisa, le curve della strada, costeggiando il bosco, i campi tra moscerini che volano ed altri ciclisti che ci affiancano.
E poi perdermi per un po' nei miei pensieri, vedere fotogrammi di un film che già conosco, perchè l'ho vissuto, perchè si tratta della mia vita con i suoi momenti allegri e tristi, le risate riecheggiano nelle mie orecchie, mentre l'aria mi fa da sottofondo rumoroso. Non mi importa più delle ferite ricevute e date, non mi importa più di chi si è dimostrato amico e poi mi ha regalato solo falsità. So che non è così, so che le persone che mi vogliono bene ci sono e mi stanno accanto, magari non ci si vede spesso, ma ci sono. Un conforto ed un abbraccio sono le cose che desidero. Le lacrime scivolano via dal mio viso, la velocità è 30 km/h. Un record per stasera.
All'improvviso lo vedo davanti a me: un leprotto che ci sta guardando avanzare veloci. Ci fissa e poi scappa nel verde ai bordi della strada. Fantastica visione. Incredibile, al primo leprotto ne seguono altri due, magari i fratellini, che scappano anche loro, appena siamo vicini. Non avrei mai pensato che con tanta gente che passa sulla pista, avrei potuto trovarmi "faccia a musetto" con un leprotto, magari era il Bianconiglio di Alice, magari avrei dovuto seguirlo per scoprire il regno della fantasia, ma forse è meglio che segua te per scoprire il regno dell'Amore.
Di questa serata mi rimarrà il ricordo del fiume rosso di tramonto ed il luccichio dei tuoi occhi innamorati.
Grazie.
Julia Babi.
July 05 I'm Optimus PrimeTRANSFORMERS: Un film di Michael Bay. Con Shia LaBeouf, Megan Fox, Josh Duhamel, Tyrese Gibson, John Turturro, Jon Voight, Anthony Anderson, Rachael Taylor, Michael O'Neill, Sophie Bobal, Charlie Bodin. Genere Azione, colore 144 minuti. - Produzione USA 2007. http://www.cinema.universalpictures.it/website/transformers/
Stasera serata cinema: desiderio di giorni, anzi di anni, visto che già da bambina impazzivo per i Transformers! Gli anni Ottanta per me sono stati gli anni più belli dal punto di vista dei cartoni animati e soprattutto di quelli un po' per maschi che io adoravo in maniera esagerata. Maschiaccia fino all'ultimo seguivo "Ken il Guerriero", "L'uomo tigre", "Daitarn III"... Ma i Transformers erano i più belli, quindi immaginatevi la mia giornata ad aspettare le 18 per vederli sul grande schermo! Trepidazione, emozione sono per i primi fotogrammi del trailer. Il cuore che rimbalza per tornare bambino, per lasciarsi ancora catturare da quelle creature robotiche che per anni avevo seguito con entusiasmo. Vivere le emozioni realmente; sobbalzare per le scene più spettacolari; ridere grazie al brillante dialogo tra i personaggi; uscire dal cinema e pensare - sognando - che magari un giorno si potrebbe trovare una Camaro che si trasforma in un fedele guardiano come Bumblebee o una motrice come Optimus Prime il leader del gruppo di Autobots, la Pontiac modificata di Jazz, o il guerriero super-armato Ironhide e non bisogna dimenticare l'Hummer Ratchet, il medico del gruppo.
Fotografia davvero da Michael Bay e da Spielberg, con elicotteri Apache che volano su cieli infuocati, dove non manca la storia d'amore tra il giovane protagonista imbranato e la bella irraggiungibile dal passato non immacolato. La musica dei Goo Goo Dolls (quelli di Iris di City of Angels) e dei mitici Linkin Park che fa da sottofondo al gioco magistrale di inquadrature e di elaborazioni al computer...
Quando dalla fantasia la storia si fa reale, dove il Bene e il Male si combattono ogni giorno, dove noi umani creiamo guerre e macchine distruttive, ma dove una potenza (Optimus Prime) che viene dallo Spazio trova in noi una scintilla di amore.
Un tramonto che cala su una promessa d'amore tra due giovani, che cala su un mondo in pace dove non c'è per ora la minaccia di Megatron, dove le macchine vigilano su di noi, sotto gli occhi di tutti, ma come il bene, spesso non si intravedono. Il mio sogno da bambina che prende vita fotogramma per fotogramma facendomi vivere le emozioni a 360°, come se fossi anche io all'interno del film...
Per una volta perdersi nella fantasia per sperare in un futuro che forse - nascosto - è già attorno a noi!
Notte dalla piccola grande
Vi fornisco una parte della recensione del film presa da http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=44539 "La lotta tra il bene (gli Autobots) e il male (i Decepticons), dal pianeta Cybertron si è spostata sulla Terra dove milioni di anni fa è caduto il Cubo di Energon, il potere supremo capace di infondere la vita ai Transformers. Sam Witwicky - nipote dell'esploratore che per primo, durante una missione nel Circolo Polare Artico sul finire del 1800, ebbe a che fare con Megatron, il capo dei Decepticons - è l'unico che può aiutare Optimus Prime e i suoi Autobots a ritrovare il cubo e distruggerlo prima che finisca nelle mani dei nemici [...] La storia di Sam (Shia LaBeouf) e del suo amore segreto per la bella Mikaela (Megan Fox) fa solo da contorno alla trama che ha come punto focale l'arrivo degli "ENB" - extra terrestri non biologici - sulla terra. Il film si divide in tre atti. Nel primo atto assistiamo allo scontro tra i Decepticons e le forze militari, nel secondo viene mostrato l'incontro del giovane protagonista con gli Autobots e nel terzo viene messa in scena la battaglia tra Decepticons e Autobots. Un gran finale che ha il pregio di non risolversi in poche battute ma di prolungarsi per dare spazio all'azione senza cali di tensione. La "guerriglia urbana" filmata con la macchina a mano replica le inquadrature di guerra reale, neanche fosse stata girata nel caldo luglio genovese del G8...".
July 01 Martina e Filippo, l'incontroLe pagine scorrono tra le mie mani, l'inchiostro blu mi sorride. Finalmente il cuore batte di nuovo per uno scopo: il mio romanzo, il primo. Sentimenti che ritornano a fluire dentro di me e che mi ripresentano situazioni vissute nei sogni e non solo. Ecco il primo capitolo di Martina e Filippo. L'incontro tra due cuori... chissà un giorno ne leggerete anche gli altri capitoli, per ora vorrei farvi sognare con questo... Di ogni storia d'amore, l'inizio è quello che fa battere il cuore più intensamente...
Buona lettura! (X Vicky: sei stata accontentata?? eheh!) -Juju-
1.
“Lei balla sola, ha la musica nell’anima e intanto vola dove non sono stato mai…”. Martina stava ripensando a quella vecchissima canzone di Fiorello che la riportava a tanti anni prima nell’estate del 1993. Quanto tempo era passato da allora. Lei adesso era in discoteca che ballava proprio come la protagonista di quella canzone: era uscita con le sue compagne di scuola, ma era come se non esistessero. Per lei ora solo la musica era importante: era il suo unico modo per evadere dalla routine di tutta la settimana, dai compiti in classe, dall’ansia per le interrogazioni. Era sabato sera, un momento destinato a non finire mai… almeno fino all’indomani, quando alle otto si doveva svegliare per preparare filosofia. Certo era meglio non pensare a Schopenauer ed a Nietzsche ora. Il pensiero, cullato dalla musica ritmata della band, ritornava ad un mese prima, quando aveva festeggiato i suoi splendidi diciotto anni in montagna con i suoi amici, tra cascate di spumante e dolcissimi cioccolatini. Quegli istanti ritornavano vividi nella mente di Martina tanto che la sua pancia si agitava a ricordare come Dadde, Simo, Alessandra e Mary la coccolavano e la spupazzavano. Infatti, lei era la più piccola del gruppo e finalmente stava crescendo: già, poteva firmare le giustificazioni da sola! Ma non era solo quel grande passo che la faceva sorridere tra sé sulle note di “Tanzen”, era la convinzione di essere pronta ad affrontare finalmente la vita con più grinta e maturità. Sicuramente con i suoi diciotto anni si sarebbe aperto un nuovo mondo ricco di sorprese e di novità. Intanto, le amiche la stavano distraendo dai suoi pensieri, la richiamavano alla realtà e, con i loro “delicati” strattoni, certo non poteva più perdersi nei ricordi. Marta e Angela le stavano chiedendo di andare a prendere qualcosa da bere e di sedersi un attimo, perché non ne potevano più di ballare… Almeno per un quarto d’ora, poi, di nuovo in pista! Al bar c’era una coda tremenda di giovani, alcuni erano molto più grandi delle tre amiche e di certo intimorivano un po’ a guardarli, così sicuri di sé e pronti a far strage di cuori per tutta la notte. Martina non poteva considerarsi una ragazza insipida. Era ben fatta: il suo corpo era tonico, ma lasciava trasparire le sue dolci forme, che iniziavano ad accennarsi per renderla più femminile; il suo movimento, mentre ballava, seguiva uno schema proprio che si sarebbe potuto definire provocante, se il suo viso fosse stato più truccato e la sua aria non fosse stata quella della brava ragazza studiosa. Bionda, occhi verde-ghiaccio, velati da una leggera scia di mascara e di kajal. Con l’innegabile faccia da santarellina, evidentemente non riusciva ad attrarre i suoi coetanei, che, pur favorendola di sguardi non sempre disinteressati, non approfondivano la sua conoscenza. Lei credeva che sicuramente la colpa fosse del suo atteggiamento da studiosa, che dava l’impressione di una ragazza “casa, chiesa e biblioteca”. Nonostante riparasse a questo suo “difetto” con dosi un po’ più forti di rossetto e di ombretto, magliette scollate, la situazione non cambiava: lei sarebbe rimasta piena di amici, di compagni di passeggiate e di chiacchierate, ma niente più di questo. Il suo desiderio di trovare il principe azzurro stava naufragando in un mare sempre più calmo. Certo, era sempre pronta a cadere innamorata nel vero senso della parola per qualche ragazzo impossibile da raggiungere, desiderando che lui finalmente si accorgesse di lei, purtroppo alla fine scopriva che preferiva avere come “girl”, una magari più piccola di lei, ma già esperta di come andava il mondo e di cosa volessero i ragazzi. No, lei non si sentiva così, temeva il confronto con quelle “donnine”, come le chiamava, perché avevano un qualcosa che lei, con la sua faccia d’angelo, non avrebbe mai potuto raggiungere. Era su questo che spesso discuteva tra una sigaretta e l'altra nel parco con le sue amiche che, come lei, avevano gli stessi problemi. Si dicevano che questa era la maledizione per “donne” come loro che, a scuola ed a casa non davano problemi, felicità di genitori e di nonni, ma nell’animo un così grande bisogno di essere come tutte le altre: sfacciate e con una reputazione che di cristallino aveva solo un vago alone. Angela le stava gridando nell’orecchio che forse aveva trovato un buon ballerino per la serata e che, magari, si sarebbe rivelato anche un ottimo investimento, quando gli sarebbero passati i fumi dell’alcool. E le riferiva i lunghi discorsi che si possono fare in discoteca, musica permettendo. Ad un certo punto Martina viene attratta da un lampo bianco - almeno così crede - che dall’entrata del locale si sposta con un ampio giro fino ai tavolini vicino alla pista. Si sente come attratta da quel colore che, proprio a causa delle luci psichedeliche, sembra brillare in tutto l’ambiente. Lo strattone di Marta, intenta a passare le loro ordinazioni al barista, le fa lasciare in secondo piano il desiderio di attribuire un corpo all’apparizione argentea. Si trovano tutte e tre con i loro adorati Cuba Libre al tavolino a spettegolare un po’ sugli esempi giovanili di quella serata. Chi ballava come un elefante; chi pensava di essere in un locale di lap-dance; chi, cosa comune tra i maschi, si muoveva come un gorilla in amore. Come per magia, Martina si vede di fianco il proprietario dell’improvviso bagliore bianco di poco prima: si trattava di un ragazzo ben messo, alto e proprio carino, almeno da quanto era in grado di distinguere nelle mille luci della discoteca. Lampo fugace come prima ed il ragazzo in compagnia di un amico passa oltre il suo tavolo e si dirige verso il bar. Le amiche insistono per tornare in pista e, con dispiacere, ogni proponimento di seguirlo si vanifica nel coro di voci eccitate delle tre ragazze che già sentono il corpo rispondere e scatenarsi sulle note di una musica dance sempre più incalzante. Martina non aveva una particolare conoscenza della danza, ma le bastava rimanere travolta dal motivo per provare una voglia pazzesca di muoversi e di disegnare complicate figure come nei videoclip dei cantanti. La ragazza si lascia cullare dalle note ritmate e gira per la pista con le sue amiche, sballottata da una parte all’altra dalla ressa di gente. All’improvviso, si trova di nuovo davanti a Lui. Rimane come paralizzata e lo guarda, riguardata. Ma, sfortunatamente, due altri ragazzi raggiungono lei e le sue amiche, impedendole di avvicinarsi ancora di più a quel fascinoso ragazzo che, vedendola in compagnia, si era cautamente allontanato. Lui era davvero carino, si vestiva anche bene, pregio non indifferente visti i look dei ragazzi in quel periodo, soprattutto la maglia bianca gli faceva risaltare i capelli biondi ribelli. Martina difettava di coraggio e non pensava di riuscire ad approfondire ulteriormente la conoscenza del ragazzo, se non avvicinandosi e ballandogli vicino, ma non era cosa da lei, cosi si limita a danzare ed a cercare ancora più ossessivamente gli occhi di lui. D’altro canto, anche lui era stato immediatamente colpito dalla giovane ragazza che sembrava essere cosi semplice, non finta come le tante che aveva avuto modo di conoscere a lungo. Era molto bambina ancora, ma forse proprio questo suo atteggiamento lo attraeva ed ancora di più si allontanava da quel modo sinuoso e leggermente malizioso di ballare che lo provocava. Alla vista dei suoi amici – almeno così credeva lui – si era discretamente eclissato, anche se avrebbe voluto starle vicino ancora un po’ per osservarla meglio, ma se uno di quelli era il suo ragazzo… meglio evitare ogni tipo di zuffa. Intanto le ore scorrono veloci e già si sta facendo tardi per Martina: di lì a poco suo padre ed i genitori delle sue amiche sarebbero venuti a prenderle. Lei stava impazzendo tra dare retta alle sue amiche con i nuovi ragazzi conosciuti ed a spiare ogni singola mossa del giovane con la maglia bianca. Lui - lei poteva giurarlo - la stava osservando da distante, ballava a volte quasi accanto a lei, per poi scostarsi indifferente, se vedeva avvicinarsi i ragazzi. Certamente si stavano analizzando: lui per capire se lei avesse il ragazzo lì nel gruppo; lei per scoprire cosa l’attraeva tanto di quello sconosciuto. Le amiche la stavano richiamando per andare al guardaroba ed uscire, quando decide di osare per una volta nella sua vita. Il ragazzo le interessava e non voleva farselo sfuggire, indizi certi che anche lui fosse interessato a lei erano le occhiate che le lanciava, i mezzi sorrisi. No, stavolta avrebbe giocato lei d’anticipo. Attraversata la pista con il cappotto in mano, gli si avvicina. Lui la guarda stupito, ma con un sorriso leggermente ironico. Martina gli si presenta chiedendogli il nome. Lui risponde che si chiama Filippo e che era rimasto colpito dal suo modo di ballare, tanto da non poterle staccare gli occhi di dosso, che avrebbe voluto parlarle, ma che era timoroso per via di quei due ragazzi con lei. Lei lo tranquillizza assicurandogli che erano dei conoscenti delle sue amiche e che avrebbe volentieri ballato e parlato con lui, ma che purtroppo le sue compagne la stavano richiamando perché doveva andare a casa subito. Filippo allora la prende per un braccio, allontanandola dal frastuono delle casse e le chiede fissandola negli occhi profondamente se avesse potuto dargli il suo numero di cellulare, almeno per combinare una serata dove avrebbero finalmente ballato insieme. Lei arrossendo glielo scrive su un tovagliolino di carta, anche se temeva di aver sbagliato numero, perché non riusciva più a capire niente, persa com’era negli occhi grigi e profondi di lui. Si salutano e lui le promette di telefonarle l’indomani. Lei cammina – vola per la precisione – attraverso la sala e raggiunge le sue amiche ormai impazienti di sapere che stesse facendo con quel biondino. Eluse garbatamente le domande insistenti delle amiche, dopo averle salutate ed aver promesso loro di sentirsi nel pomeriggio successivo per informazioni più dettagliate, Martina raggiunge l’auto del padre, una Lancia Thesis nera lucente, vi entra e saluta il padre con un bacio. Dopo averlo rassicurato della buona riuscita della serata, si accoccola vicino al finestrino perdendosi in pensieri che sanno di buono. La strada scura scorre via velocemente e lei cerca di rivivere i momenti appassionanti del ballo così vicino a quel misterioso ragazzo, ma anche tanto distanti, che certamente le incutevano un po’ di timore, perché non aveva mai sentito prima quell’eccitazione così travolgente di parlare con lui e di osare tanto. Sarebbe stata felice e libera da ogni dubbio, se per un attimo avesse girato il viso verso l’entrata del locale e lì, sulla soglia una felpa bianca che la osservava compiaciuta. Arrivati a casa, ancora perduta nei suoi pensieri, corre a struccarsi, ad indossare il pigiama ed a sdraiarsi distrutta nel letto. Poi si rialza di scatto. Come aveva potuto dimenticarsi di una cosa così importante! Il suo diario, quello che riempiva con ogni sorta di pensieri, poesie, canzoni, ricordini e foglietti scritti in classe con le amiche, di nascosto dai professori. Eccolo, era sulla scrivania, gonfio di roba, con quel rosa pelouche che lei adorava: morbidume che le sfiorava le guance, amico inseparabile che non la giudicava, ma accoglieva ogni sua idea con un lieve scricchiolio delle pagine. Essendo figlia unica, quell’oggetto era l’unico che le poteva dare una mano, quando era in difficoltà: scriveva, cancellava, riscriveva e, in quel caos mentale, riusciva, in un momento confuso, a trovare una via d’uscita. Invece, quella sera, era stata diversa dalle altre. Un po’ per l’ora tarda, un po’ per la leggera ebbrezza data dai cocktail, ma soprattutto la colpa era della visione di quell’angelo bianco che, occupandogli così tanto la mente, le aveva fatto dimenticare completamente il suo confidente cartaceo. La debole luce della lampada sottolinea con le ombre della penna e della mano che si muove svelta tra i quadretti, il suo racconto giornaliero. Ecco adesso aveva finito, scrive ancora la data e l’ora e può andare finalmente tra le coperte calde ed accoglienti. Certamente quella notte avrebbe continuato a ballare anche nei suoi sogni! |
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