Julia 的个人资料Una scrittrice da Venere...照片日志列表更多 ![]() | 帮助 |
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7月1日 Martina e Filippo, l'incontroLe pagine scorrono tra le mie mani, l'inchiostro blu mi sorride. Finalmente il cuore batte di nuovo per uno scopo: il mio romanzo, il primo. Sentimenti che ritornano a fluire dentro di me e che mi ripresentano situazioni vissute nei sogni e non solo. Ecco il primo capitolo di Martina e Filippo. L'incontro tra due cuori... chissà un giorno ne leggerete anche gli altri capitoli, per ora vorrei farvi sognare con questo... Di ogni storia d'amore, l'inizio è quello che fa battere il cuore più intensamente...
Buona lettura! (X Vicky: sei stata accontentata?? eheh!) -Juju-
1.
“Lei balla sola, ha la musica nell’anima e intanto vola dove non sono stato mai…”. Martina stava ripensando a quella vecchissima canzone di Fiorello che la riportava a tanti anni prima nell’estate del 1993. Quanto tempo era passato da allora. Lei adesso era in discoteca che ballava proprio come la protagonista di quella canzone: era uscita con le sue compagne di scuola, ma era come se non esistessero. Per lei ora solo la musica era importante: era il suo unico modo per evadere dalla routine di tutta la settimana, dai compiti in classe, dall’ansia per le interrogazioni. Era sabato sera, un momento destinato a non finire mai… almeno fino all’indomani, quando alle otto si doveva svegliare per preparare filosofia. Certo era meglio non pensare a Schopenauer ed a Nietzsche ora. Il pensiero, cullato dalla musica ritmata della band, ritornava ad un mese prima, quando aveva festeggiato i suoi splendidi diciotto anni in montagna con i suoi amici, tra cascate di spumante e dolcissimi cioccolatini. Quegli istanti ritornavano vividi nella mente di Martina tanto che la sua pancia si agitava a ricordare come Dadde, Simo, Alessandra e Mary la coccolavano e la spupazzavano. Infatti, lei era la più piccola del gruppo e finalmente stava crescendo: già, poteva firmare le giustificazioni da sola! Ma non era solo quel grande passo che la faceva sorridere tra sé sulle note di “Tanzen”, era la convinzione di essere pronta ad affrontare finalmente la vita con più grinta e maturità. Sicuramente con i suoi diciotto anni si sarebbe aperto un nuovo mondo ricco di sorprese e di novità. Intanto, le amiche la stavano distraendo dai suoi pensieri, la richiamavano alla realtà e, con i loro “delicati” strattoni, certo non poteva più perdersi nei ricordi. Marta e Angela le stavano chiedendo di andare a prendere qualcosa da bere e di sedersi un attimo, perché non ne potevano più di ballare… Almeno per un quarto d’ora, poi, di nuovo in pista! Al bar c’era una coda tremenda di giovani, alcuni erano molto più grandi delle tre amiche e di certo intimorivano un po’ a guardarli, così sicuri di sé e pronti a far strage di cuori per tutta la notte. Martina non poteva considerarsi una ragazza insipida. Era ben fatta: il suo corpo era tonico, ma lasciava trasparire le sue dolci forme, che iniziavano ad accennarsi per renderla più femminile; il suo movimento, mentre ballava, seguiva uno schema proprio che si sarebbe potuto definire provocante, se il suo viso fosse stato più truccato e la sua aria non fosse stata quella della brava ragazza studiosa. Bionda, occhi verde-ghiaccio, velati da una leggera scia di mascara e di kajal. Con l’innegabile faccia da santarellina, evidentemente non riusciva ad attrarre i suoi coetanei, che, pur favorendola di sguardi non sempre disinteressati, non approfondivano la sua conoscenza. Lei credeva che sicuramente la colpa fosse del suo atteggiamento da studiosa, che dava l’impressione di una ragazza “casa, chiesa e biblioteca”. Nonostante riparasse a questo suo “difetto” con dosi un po’ più forti di rossetto e di ombretto, magliette scollate, la situazione non cambiava: lei sarebbe rimasta piena di amici, di compagni di passeggiate e di chiacchierate, ma niente più di questo. Il suo desiderio di trovare il principe azzurro stava naufragando in un mare sempre più calmo. Certo, era sempre pronta a cadere innamorata nel vero senso della parola per qualche ragazzo impossibile da raggiungere, desiderando che lui finalmente si accorgesse di lei, purtroppo alla fine scopriva che preferiva avere come “girl”, una magari più piccola di lei, ma già esperta di come andava il mondo e di cosa volessero i ragazzi. No, lei non si sentiva così, temeva il confronto con quelle “donnine”, come le chiamava, perché avevano un qualcosa che lei, con la sua faccia d’angelo, non avrebbe mai potuto raggiungere. Era su questo che spesso discuteva tra una sigaretta e l'altra nel parco con le sue amiche che, come lei, avevano gli stessi problemi. Si dicevano che questa era la maledizione per “donne” come loro che, a scuola ed a casa non davano problemi, felicità di genitori e di nonni, ma nell’animo un così grande bisogno di essere come tutte le altre: sfacciate e con una reputazione che di cristallino aveva solo un vago alone. Angela le stava gridando nell’orecchio che forse aveva trovato un buon ballerino per la serata e che, magari, si sarebbe rivelato anche un ottimo investimento, quando gli sarebbero passati i fumi dell’alcool. E le riferiva i lunghi discorsi che si possono fare in discoteca, musica permettendo. Ad un certo punto Martina viene attratta da un lampo bianco - almeno così crede - che dall’entrata del locale si sposta con un ampio giro fino ai tavolini vicino alla pista. Si sente come attratta da quel colore che, proprio a causa delle luci psichedeliche, sembra brillare in tutto l’ambiente. Lo strattone di Marta, intenta a passare le loro ordinazioni al barista, le fa lasciare in secondo piano il desiderio di attribuire un corpo all’apparizione argentea. Si trovano tutte e tre con i loro adorati Cuba Libre al tavolino a spettegolare un po’ sugli esempi giovanili di quella serata. Chi ballava come un elefante; chi pensava di essere in un locale di lap-dance; chi, cosa comune tra i maschi, si muoveva come un gorilla in amore. Come per magia, Martina si vede di fianco il proprietario dell’improvviso bagliore bianco di poco prima: si trattava di un ragazzo ben messo, alto e proprio carino, almeno da quanto era in grado di distinguere nelle mille luci della discoteca. Lampo fugace come prima ed il ragazzo in compagnia di un amico passa oltre il suo tavolo e si dirige verso il bar. Le amiche insistono per tornare in pista e, con dispiacere, ogni proponimento di seguirlo si vanifica nel coro di voci eccitate delle tre ragazze che già sentono il corpo rispondere e scatenarsi sulle note di una musica dance sempre più incalzante. Martina non aveva una particolare conoscenza della danza, ma le bastava rimanere travolta dal motivo per provare una voglia pazzesca di muoversi e di disegnare complicate figure come nei videoclip dei cantanti. La ragazza si lascia cullare dalle note ritmate e gira per la pista con le sue amiche, sballottata da una parte all’altra dalla ressa di gente. All’improvviso, si trova di nuovo davanti a Lui. Rimane come paralizzata e lo guarda, riguardata. Ma, sfortunatamente, due altri ragazzi raggiungono lei e le sue amiche, impedendole di avvicinarsi ancora di più a quel fascinoso ragazzo che, vedendola in compagnia, si era cautamente allontanato. Lui era davvero carino, si vestiva anche bene, pregio non indifferente visti i look dei ragazzi in quel periodo, soprattutto la maglia bianca gli faceva risaltare i capelli biondi ribelli. Martina difettava di coraggio e non pensava di riuscire ad approfondire ulteriormente la conoscenza del ragazzo, se non avvicinandosi e ballandogli vicino, ma non era cosa da lei, cosi si limita a danzare ed a cercare ancora più ossessivamente gli occhi di lui. D’altro canto, anche lui era stato immediatamente colpito dalla giovane ragazza che sembrava essere cosi semplice, non finta come le tante che aveva avuto modo di conoscere a lungo. Era molto bambina ancora, ma forse proprio questo suo atteggiamento lo attraeva ed ancora di più si allontanava da quel modo sinuoso e leggermente malizioso di ballare che lo provocava. Alla vista dei suoi amici – almeno così credeva lui – si era discretamente eclissato, anche se avrebbe voluto starle vicino ancora un po’ per osservarla meglio, ma se uno di quelli era il suo ragazzo… meglio evitare ogni tipo di zuffa. Intanto le ore scorrono veloci e già si sta facendo tardi per Martina: di lì a poco suo padre ed i genitori delle sue amiche sarebbero venuti a prenderle. Lei stava impazzendo tra dare retta alle sue amiche con i nuovi ragazzi conosciuti ed a spiare ogni singola mossa del giovane con la maglia bianca. Lui - lei poteva giurarlo - la stava osservando da distante, ballava a volte quasi accanto a lei, per poi scostarsi indifferente, se vedeva avvicinarsi i ragazzi. Certamente si stavano analizzando: lui per capire se lei avesse il ragazzo lì nel gruppo; lei per scoprire cosa l’attraeva tanto di quello sconosciuto. Le amiche la stavano richiamando per andare al guardaroba ed uscire, quando decide di osare per una volta nella sua vita. Il ragazzo le interessava e non voleva farselo sfuggire, indizi certi che anche lui fosse interessato a lei erano le occhiate che le lanciava, i mezzi sorrisi. No, stavolta avrebbe giocato lei d’anticipo. Attraversata la pista con il cappotto in mano, gli si avvicina. Lui la guarda stupito, ma con un sorriso leggermente ironico. Martina gli si presenta chiedendogli il nome. Lui risponde che si chiama Filippo e che era rimasto colpito dal suo modo di ballare, tanto da non poterle staccare gli occhi di dosso, che avrebbe voluto parlarle, ma che era timoroso per via di quei due ragazzi con lei. Lei lo tranquillizza assicurandogli che erano dei conoscenti delle sue amiche e che avrebbe volentieri ballato e parlato con lui, ma che purtroppo le sue compagne la stavano richiamando perché doveva andare a casa subito. Filippo allora la prende per un braccio, allontanandola dal frastuono delle casse e le chiede fissandola negli occhi profondamente se avesse potuto dargli il suo numero di cellulare, almeno per combinare una serata dove avrebbero finalmente ballato insieme. Lei arrossendo glielo scrive su un tovagliolino di carta, anche se temeva di aver sbagliato numero, perché non riusciva più a capire niente, persa com’era negli occhi grigi e profondi di lui. Si salutano e lui le promette di telefonarle l’indomani. Lei cammina – vola per la precisione – attraverso la sala e raggiunge le sue amiche ormai impazienti di sapere che stesse facendo con quel biondino. Eluse garbatamente le domande insistenti delle amiche, dopo averle salutate ed aver promesso loro di sentirsi nel pomeriggio successivo per informazioni più dettagliate, Martina raggiunge l’auto del padre, una Lancia Thesis nera lucente, vi entra e saluta il padre con un bacio. Dopo averlo rassicurato della buona riuscita della serata, si accoccola vicino al finestrino perdendosi in pensieri che sanno di buono. La strada scura scorre via velocemente e lei cerca di rivivere i momenti appassionanti del ballo così vicino a quel misterioso ragazzo, ma anche tanto distanti, che certamente le incutevano un po’ di timore, perché non aveva mai sentito prima quell’eccitazione così travolgente di parlare con lui e di osare tanto. Sarebbe stata felice e libera da ogni dubbio, se per un attimo avesse girato il viso verso l’entrata del locale e lì, sulla soglia una felpa bianca che la osservava compiaciuta. Arrivati a casa, ancora perduta nei suoi pensieri, corre a struccarsi, ad indossare il pigiama ed a sdraiarsi distrutta nel letto. Poi si rialza di scatto. Come aveva potuto dimenticarsi di una cosa così importante! Il suo diario, quello che riempiva con ogni sorta di pensieri, poesie, canzoni, ricordini e foglietti scritti in classe con le amiche, di nascosto dai professori. Eccolo, era sulla scrivania, gonfio di roba, con quel rosa pelouche che lei adorava: morbidume che le sfiorava le guance, amico inseparabile che non la giudicava, ma accoglieva ogni sua idea con un lieve scricchiolio delle pagine. Essendo figlia unica, quell’oggetto era l’unico che le poteva dare una mano, quando era in difficoltà: scriveva, cancellava, riscriveva e, in quel caos mentale, riusciva, in un momento confuso, a trovare una via d’uscita. Invece, quella sera, era stata diversa dalle altre. Un po’ per l’ora tarda, un po’ per la leggera ebbrezza data dai cocktail, ma soprattutto la colpa era della visione di quell’angelo bianco che, occupandogli così tanto la mente, le aveva fatto dimenticare completamente il suo confidente cartaceo. La debole luce della lampada sottolinea con le ombre della penna e della mano che si muove svelta tra i quadretti, il suo racconto giornaliero. Ecco adesso aveva finito, scrive ancora la data e l’ora e può andare finalmente tra le coperte calde ed accoglienti. Certamente quella notte avrebbe continuato a ballare anche nei suoi sogni! 评论 (14)
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